ANTONIO MAUGERI

/pensieri

Credo negli esseri umani.

Oltre la linea vi è il segno. Ed è nel segno che si nasconde l'infinito. È nel segno che riposa la creazione. Il segno definisce, plasma, permette forma. È causa di se stesso ed in potenza di mille suoi modi d'essere.

Mi sembra particolarmente razionale pensare che non è da escludere la totale autonomia del corpo dalla mente, o addirittura il suo essere al di fuori del nostro controllo. La mente si dimostrerebbe eccezionale nello spiegare, passivamente, il movimento subito.

Io è autore del Reale e Virtuale. A concedere differenza alle due dimensioni è l'ammettere, da parte del virtuale, infinite varianti ad un singolo istante. Il reale, invece, pressuppone regole e specifici schemi logici, di cui è così succube da non riuscire a cambiare stato.

Alle giostre ho visto un bambino godere del movimento concesso da un'automobile finta. Giocava ed urlava su di una giostra con diversi veicoli, che non facevano altro che muoversi su rotaie. Accelerava da sola, si fermava da sola, riprendeva da sola. Eppure il moto era sembra nuovo per il bambino. "Sono simpatici eh! Gli basta una giostra finta e si divertono come matti. Mi chiedo come facciano a non rendersi conto" mi bisbiglia il signore accanto, sorridendo.

È curioso come ci stupiamo di fare sempre la cosa giusta quando non potremmo proprio farla sbagliata.

Voi volete ancora creare il mondo, davanti al quale possiate inginocchiarvi: questa è la vostra suprema speranza e ebbrezza

"Così Parlo Zarathustra", Nietzsche

Quel brivido caustico
Mi brucia
Dal fondo più esterno, alla corteccia più nuda
E affonda i suoi artigli sulla mia schiena
Violata
Una percezione ingannevole
Una vita

Ogni persona rimane tale, indipendentamente dalla sua potenza.

Al museo l'intera folla si concentrò verso lo stesso espositore. L'attrazione era percepibile come un vortice che, espandendosi e contraendosi, avvicinava persone più o meno interessate. Cercavo, attratto dall'energia viva, di spingermi verso l'espositore, ma la forza sembrava sempre più necessaria. Finalmente vedo. Era una biglia. Di ferro. Brillante. Tanto veloce da non consentire la determinazione del proprio effettivo stato di moto.