pensieri

Sconsiglio di considerare con serietà questa sezione: ne rimarresti solamente deluso. Non si tratta di melodie auliche o di parole sempre bilanciate, ma di cose che mi vengono in mente nei momenti più disparati. Alcune le metto qui, altre le tengo per me.

I pensieri sono in ordine di pubblicazione

Una coda in piazza

“Una truffa, si direbbe” pensava. “Una vera assurdità, una follia. Una vera e propria presa per i fondelli”. Era stato incuriosito dalla coda, ordinata, che si allungava dal centro della piazza. Circondato da entusiasmo e catturato dalla novità dell’evento, vi si aggiunse. C’erano persone di tutte le età, di caratteristiche simili come anche diversissime. Sorride ripensando alla donna che si trovava al posto prima di lui, con la sua piccola in braccio. Com’era tenera. L’esperienza del momento però contaminava anche quella dolcezza e quel pensiero quasi affettuoso: perché mai non gli hanno detto nulla? Tutti volevano prendersi gioco di lui?

Procedeva nella coda.
Il signore ancora più avanti gli era risultato, fin dal primo momento, antipatico. Rinchiuso nella sua giacca gli sembrava finto, freddo e decisamente spigoloso. Non si sa come, ma era sicuro si trattasse di un dipendente di una banca. Odia le banche.

Non c’era alcun sistema particolare, nessun bigliettino con il numero. Eppure tutti stavano lì, in ordine, ad aspettare il loro turno, incuriositi. Correre e sorpassare gli altri avrebbe rovinato tutta l’esperienza.

Più avanti vedeva parte dello zaino di un ragazzo. Era in pelle, classico ma moderno. Nonostante gli ricordasse quello che anche lui usava durante i tempi del liceo, non poteva non sentirsi contrariato alla vista di un giovane “così fuori contesto”, come borbottava. Quasi per il peso del borbottio, ritira lo sguardo su qualcosa di più vicino e riguarda la schiena della signora con la bambina.

Le persone si allontanano silenziose, dall’evento. C’era chi sorrideva, chi beffeggiava la dinamica, chi articolava qualche critica, chi invece andava a chiamare degli amici. Rimaneva quindi sempre più solo mentre diminuiva la massa posta davanti a lui ed aumentava quella alle sue spalle di cui però non ricordava alcuna caratteristica. Si sposta anche la donna con sua figlia.

Tocca a lui: può vedere.

Poi se ne andò, senza dire nulla, ripensando alla bambina.

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La bellezza dell’inutile

La vita, di per sé, è inutile. Difficilmente il tuo semplice esistere permetterà di produrre dell’utile. E forse è proprio questo che la rende bella. Se fosse utile si sarebbe solamente portati a migliorarne la produzione, ad accelerarne i meccanismi, ad ottimizzare i consumi.
E invece è inutile, lenta, imprevedibile. Capita spesso di perdere tempo, di sbagliare, di scappare e di tornare.
La trovo bella proprio per la sua mancanza di un fine prestabilito:
è come uno spensierato e disinteressato viaggio in cui, senza badare ai ritardi ed apprezzando il caldo unito ad un fresco venticello, si guarda dal finestrino, aperto.
Credendola utile invece, si potrebbe finire per rincorrere il suo prodotto: magari ci si può sentire felici ma non credo che si possa essere umanamente ricchi allo stesso modo.

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Panorama

Le foto richiedono spesso di raggiungere i punti più alti della città, e si crede così di catturare la Bellezza, di schiacciarla fino a farla rientrare in una cornice. Quella non è altro che la sua immagine e manca inevitabilmente, di profondità.
Insomma, non è spalmabile.
In uno scatto vediamo solo il suo effetto, mentre ella risiede nell’esperienza di quel panorama, di quelle vie, di quei cunicoli che si intrecciano, di quelle chiacchiere, di quella birra, di quello scontro, di quella serata al mare, di quel viversi, di quel pub in cui le storie si uniscono alle luci, di quel sorriso sofferto, di quello sguardo sommesso, di quelle mani che si uniscono vorticose, di quel “ci vediamo” non rispettato, di quel sentire qualcun altro più di quanto lo si faccia con sé stessi, del voltarsi sul letto, dell’alzarsi anche solo per un caffè, del correre, del fermarsi, del perdersi, dell’allontanarsi, di quel volto, affascinante solo perché lo guardo, e di quell’alba di cui non ricordi il giorno.

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Biglia

Al museo l’intera folla si concentrò verso lo stesso espositore. L’attrazione era percepibile come un vortice che, espandendosi e contraendosi, avvicinava persone più o meno interessate. Cercavo, attratto dall’energia viva, di spingermi verso l’espositore, ma la forza sembrava sempre più necessaria. Finalmente vedo. Era una biglia. Di ferro. Brillante. Tanto veloce da non consentire la determinazione del proprio effettivo stato di moto.

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Potenza

Ogni persona rimane tale, indipendentemente dalla sua potenza.

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