Panorama

Le foto richiedono spesso di raggiungere i punti più alti della città, e si crede così di catturare la Bellezza, di schiacciarla fino a farla rientrare in una cornice. Quella non è altro che la sua immagine e manca inevitabilmente, di profondità.
Insomma, non è spalmabile.
In uno scatto vediamo solo il suo effetto, mentre ella risiede nell’esperienza di quel panorama, di quelle vie, di quei cunicoli che si intrecciano, di quelle chiacchiere, di quella birra, di quello scontro, di quella serata al mare, di quel viversi, di quel pub in cui le storie si uniscono alle luci, di quel sorriso sofferto, di quello sguardo sommesso, di quelle mani che si uniscono vorticose, di quel “ci vediamo” non rispettato, di quel sentire qualcun altro più di quanto lo si faccia con sé stessi, del voltarsi sul letto, dell’alzarsi anche solo per un caffè, del correre, del fermarsi, del perdersi, dell’allontanarsi, di quel volto, affascinante solo perché lo guardo, e di quell’alba di cui non ricordi il giorno.